Le indagini difensive

Le Indagini Difensive

 

Le indagini difensive in Italia risalgono al 24 ottobre 1989 con l’introduzione del processo penale accusatorio: ossia un processo di parti partitiche (Pubblico Ministero e Avvocato Difensore, con il Giudice che deve essere terzo ed imparziale) con uguali poteri di indagine.

 

Perché sussista la terzietà del Giudice, occorre che vi sia un contributo probatorio investigativo portato sia dal Pubblico Ministero (accusa: contributo probatorio investigazione pubblica) che dalla difesa (contributo probatorio investigazione privata): la terzietà si realizza quando entrambe le parti processuali portano prove al Giudice

Il difensore quindi, gode di nuovi poteri e di spazi operativi molto più ampi rispetto al passato, che gli consentono di effettuare anche un sopralluogo sulla scena dell’evento: infatti all’interno della vasta gamma di attività di indagini difensive riconosciute dalla Legge del 7/12/2000 n. 397, sono contemplate anche ipotesi d’intervento sullo stato dei luoghi, con annessi poteri d’indagine tecnico-scientifica. 

 

Diritto alla prova scientifica

Uno degli aspetti più importanti della riforma legislativa, consiste nell’aver configurato un vero e proprio diritto alla prova scientifica del difensore delle parti private, mediante un duplice intervento:

  1. ampliamento dei poteri partecipativi della difesa, con la possibilità che il proprio consulente tecnico operi delle valutazioni sul materiale già acquisito dal P.M.;
  2. la possibilità di procedere al compimento di rilievi ed accertamenti in piena autonomia rispetto alle attività degli organi dell’accusa.

Le investigazioni del difensore sono prive del carattere di “necessità” e sono svincolate dal requisito della “completezza” (tipico invece delle indagini della parte pubblica): il difensore non è dotato dei poteri coercitivi dell’organo dell’accusa e le sue indagini possono mantenere carattere informale. Inoltre, al pari di quelle del P.M., le investigazioni difensive non sono dotate del carattere dell’unidirezionalità, nel senso che possono orientarsi verso un’ipotesi accusatoria riguardante altre persone. 

 

Accesso ai luoghi

Per poter prendere visione dello stato dei luoghi o delle cose ed effettuare rilievi il difensore non è sottoposto a condizione, ovvero non occorre alcuna autorizzazione, permesso, approvazione, disponibilità, concessione. A differenza dell’ingresso in ambienti privati, non aperti al pubblico o in abitazioni, che impone il consenso di chi ne ha la disponibilità salva autorizzazione del giudice (art. 391 septies c.p.p.), l’accesso ai luoghi svincola il difensore dal dominio conoscitivo del Pubblico Ministero. Il difensore può disporre, nel corso delle indagini difensive, di ogni mezzo tecnologico e sulla scena del crimine può solo ispezionare senza alterare in alcun modo il contenuto o la qualità del luogo, dei beni esistenti o delle tracce.

 

La disciplina delle indagini difensive trova attualmente collocazione all’interno del codice di procedura penale. Con la Legge n. 397/200 si è tentato di dare concreta attuazione al principi d’ispirazione accusatoria, secondo il quale la ricerca della verità processuale viene perseguita sulla base delle prove individuate ed offerte al giudice terzo dall’accusa e dalla difesa, posti in posizione paritetica.

 

Quando le norme di riferimento per le indagini difensive parlano di sopralluogo si riferiscono non solo allo scenario del locus commessi delicti, bensì a qualsiasi luogo (pubblico o privato) che offra concrete possibilità di reperire elementi utili alla difesa. L’accesso ai luoghi rappresenta uno strumento d’indagine estremamente prezioso, poiché permette di visionare e controllare direttamente l’ambiente e le cose attinenti al reato, consentendo di avere contezza dello scenario nel quale si è svolta l’azione delittuosa.

Ricevuto l’incarico, il difensore valuta l’opportunità di intervenire sulla scena del crimine, al fine di verificare personalmente lo stato ed eventualmente documentare le circostanze favorevoli al suo assistito: l’intervento può essere immediato, posticipato nel tempo, unico oppure plurimo. Tutto dipende dalle circostanze investigative da dover soddisfare.

Al cospetto dell’autorizzazione del Giudice, il privato non può opporre alcuna resistenza negando l’accesso; risulta invece l’eventualità di ottenere dal Giudice l’ordine rivolto alla forza pubblica di intervenire in ausilio del difensore per consentirgli lo svolgimento dell’indagine in caso di ulteriore rifiuto del privato.

 

Collaboratori

In base all’art. 327 bis c.p.p., il difensore ed i suoi collaboratori svolgono le indagini investigative per ricercare ed individuare elementi di prova a favore del proprio assistito, in un arco temporale che può precedere la stessa iscrizione del proprio assistito nel registro degli indagati e finanche l’avvio di un procedimento penale, e può proseguire senza ulteriori limiti temporali: lo schema designato e voluto dal legislatore prevede un sostanziale parallelismo fra le indagini dei difensori e le indagini del Pubblico Ministero

 

Una caratteristica dell’intervento del difensore sulla scena del crimine è la circostanza che, in ragione del suo incarico difensivo, l’avvocato difensore non ha l’obbligo di cooperare con la Polizia Giudiziaria, né di esibire tutto il materiale del quale viene in possesso. L’avvocato difensore è anche esonerato dal denunciare i reati dei quali abbia avuto conoscenza nel corso dell’indagine svolta da lui. 

 

Accertamenti tecnici

Anche alla difesa è consentito effettuare accertamenti tecnici, ma che non inficino lo status delle cose: il difensore può trovarsi coinvolto in un’indagine tecnico-scientifica fermo restando che la sua ispezione deve essere ricognitiva, tecnologica, ma non invasiva e mistificatrice. Quando la difesa vuole compiere accertamenti tecnici non ripetibili, il difensore deve dare immediatamente avviso al Pubblico Ministero per l’esercizio delle facoltà previste dall’articolo 360 c.p.p.. Negli altri casi di atti non ripetibili il Pubblico Ministero, personalmente o mediante delega alla Polizia Giudiziaria ha facoltà di assistervi. 

Tra i soggetti che possono avere accesso sulla scena del crimine, oltre all’avvocato difensore, ci sono senza dubbio i suoi ausiliari: il suo sostituto e i Consulenti Tecnici

 

 

Articoli di riferimento: 

art. 327 bis c.p.p. : attività investigativa del difensore

art. 391 sexies c.p.p. : accesso ai luoghi e documentazione

 

 

Percorsi:

  • Laurea in giurisprudenza.
  • Concorso avvocatura o magistratura.
  • Un corso di criminalistica per specializzarsi, meglio se di carattere pratico.
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